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Con la sua squadra avanti di 10 punti, l’allenatore dell’Amico Basket si avvicina alla tribuna e implora: «Ma vi rendete conto di che cosa sta succedendo? Noi qui in campo stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in santa pace? Potreste per cortesia smettere di insultarci?», ottenendo per tutta risposta un «vergognati deficiente, non devi dire a noi quello che dobbiamo fare, e poi la tua squadra non gioca a basket ma a rugby»[…]

Le cronache sportive locali e le bacheche facebook di società sportive e allenatori vengono periodicamente occupate da notizie sconfortanti su ciò che avviene in tribuna durante le partite dei campionati giovanili. L’età delle categorie coinvolte in queste faide tra tifoserie è sempre più bassa. Un panorama sconfortante che suscita ogni volta grande indignazione. Ma nonostante le levate di scudi via web e qualche coraggioso Mister che porta via i suoi ragazzi dal campo, scegliendo di perdere a tavolino, la situazione non cambia. Ogni domenica l’odio è in agguato sugli spalti delle nostre palestre pronto a impossessarsi dell’animo di genitori insospettabili e normalmente pacifici.

Sappiamo cosa state pensando e… no: giocare a porte chiuse non è la soluzione.

I genitori sono una risorsa per la società sportiva e per i piccoli atleti la loro presenza è importante, anche se troppo spesso si rivela invasiva.

Come si può fare?

Educare i genitori, portarli a scuola di Sport.
Si comincia con una serata in palestra o al campo sportivo, tutti insieme, in cui si spiegano le regole del gioco dal punto di vista di Allenatori, Arbitri e Dirigenza. Spesso i non addetti ai lavori, i genitori nel nostro caso, non conoscono i regolamenti tecnici, nè le normative federali, nè quanto sia impegnativo e difficile per un mini-arbitro dirigere una partita di ragazzi appena più giovani di lui. Non hanno, in definitiva, gli strumenti per poter interpretare correttemente ciò che avviene in campo. Solo per fare un esempio, non è facile saper distinguere una difesa aggressiva da un fallo.

In seconda battuta, con la mediazione di uno psicologo dello sport si comunicano i valori della Società Sportiva, si condividono gli obiettivi stagionali e i regolamenti interni, dal rispetto degli orari e dei ruoli, alla cura del materiale tecnico e degli spazi di gioco, all’atteggiamento da tenere sugli spalti.

Spesso la richiesta esasperata del risultato che si alza dagli spalti non rispecchia l’obiettivo di crescita tecnica e caratteriale che si è prefissata la società sportiva.

Condivisione e reciproco ascolto tra staff e genitori sono la via più breve ed efficace per rendere l’esperienza sportiva un ottimo alleato nella crescita dei ragazzi. Sentendosi coinvolti e consapevoli, i genitori sugli spalti potranno godersi quell’ora di gioco tanto quanto i loro ragazzi in campo. E magari alla fine vi daranno anche una mano a chiudere la palestra.

 

Per info, curiosità o consigli sulla Scuola dei Genitori di Psicosport scrivici ( ferri@psicosport.it ) o chiamaci: 0331411984