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Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…”

Pasolini

Prendiamo a prestito questa celebre affermazione di Pier Paolo Pasolini per chiederci se anche tra i bambini di oggi e gli atleti più giovani queste parole abbiano un senso e una validità. Indipendentemente da cosa c’è in palio e da chi è il nostro avversario, dovrebbe essere, questa, una questione di principio.

Viviamo in un’era in cui i bambini dettano legge all’interno del contesto familiare; un contesto che è diventato negli anni molto iperprotettivo e dentro al quale i genitori si prodigano per accontentare le esigenze e le richieste dei figli, qualunque essie siano. Quando però questi bambini escono dall’ambiente protetto della famiglia, incontrano notevoli difficoltà difronte a compiti da svolgere in autonomia, a volte anche molto semplici come per esempio fare la doccia e rivestirsi da soli dopo un allenento. Altre volte rimangono spiazzati e incapaci di adottare un atteggiamento adeguato difronte a un diviento, una richiesta non accolta o un avversario che non permette loro di vincere. Lo shock provocato dall’incontro/scontro con il mondo reale può essere la miccia che scatena comportamenti imprevedibili, reazioni sconsiderate a cui gli stessi genitori non sono preparati. La regola, il divieto, la frustrazione di un desiderio non soddisfatto sono importanti fattori educativi che andrebbero sperimentati a partire dal contesto familiare. Non è quindi educativo evitare ai bambini di provare i sentimenti difficili della sconfitta, o peggio aiutarlo a trovare scorciatoie per regalargli una vittoria. Il compito di un genitore è quello di insegnare ai figli ad affrontare la vita, con tutti gli ostacoli che questa possa sottoporgli. Passando loro valori quali Lealtà, Impegno, Costanza e facendo loro capire che perseverando e credendo nelle proprie idee, si può ottenere ciò che si vuole. Troppo spesso però, ci si dimentica di dire che per ottenere un risultato, per vincere, nella vita come nello sport, bisogna necessariamente passare dalle sconfitte.

Nessun atleta olimpico ha mai vinto una medaglia d’ oro senza mai perdere.”

Quindi lasciamoli sbagliare questi bambini, lasciamo che si sbuccino le ginocchia cadendo, lasciamo che prendano qualche brutto voto a scuola senza infuriarci con l’insegnate, capiranno che, per avere un voto sufficiente, devono impegnarsi di più.

Lasciamoli piangere, qualche volta…la tristezza non dev’essere negata!

Lasciamo che imparino dai propri errori, che comprendano veramente ciò che hanno sbagliato, in questo modo aumenterà la loro autostima.

Crescere non è semplice, è faticoso, è doloroso; ma rispettiamo i loro tempi, riponiamo in loro la nostra fiducia. E soprattutto, lasciamo che perdano, senza incolpare gli arbitri, i compagni o il coach. Insegniamo piuttosto, ai nostri piccoli atleti, che l’avversario non è un nemico, ma uno strumento per valutare il loro valore!

 

Alessandra Visconti
Team Psicosport®