Sono ormai vari anni che si parla di felicità e di benessere come un tempo si parlava delle previsioni del tempo.
 È stato coniato il termine Fil (felicità interna lorda) per contrapporlo al Pil (prodotto interno lordo).

La conclusione: più soldi non equivale a più felicità! Primo paragone tra la psicologia clinica e la psicologia dello sport: più allenamento non equivale a più risultati! C’è qualcosa in mezzo.
 In “New York New York” famoso film del 1977, Robert De Niro parlava di vita felice se entrava il “magico accordo”. Citava pochi ma semplici ingredienti: gli affetti, il lavoro, la grande passione per qualcosa. Ovviamente De Niro sbandierava questo magico accordo in modo riduttivo ma l’efficacia del messaggio in termini pragmatici c’era tutta. 
Nello sport prestazioni eccellenti ed in linea con le capacità tecniche degli atleti avvengono quando si crea una particolare “alchimia” tra piccoli, semplici, ma essenziali stati fisiologici e mentali.

Ed è questo l’inizio di un percorso che può portare un atleta ad ottenere risultati gratificanti.
 Gratificante vuol dire allineato con la banale equazione: proprio potenziale – (meno) interferenze = prestazione e risultati di gioco.

In definitiva gratificante non vuol dire vincere una medaglia alle Olimpiadi, se lo sport non è l’occupazione principale della nostra vita, ma vuol dire arrivare ad un risultato allineato con la propria preparazione tecnica e con l’allenamento.

Quindi il parametro è: quanto tempo si dedica allo sport?
 Qualunque sia il tempo che si dedica allo sport la gratificazione dà dignità all’attività.

Il paragone con i vari ruoli che si possono avere nel mondo lavorativo è evidente: la dignità del lavoro prescinde dal ruolo occupazionale.
 La differenza sta nella motivazione.

Iniziamo quindi ad immaginare due tracce che camminano parallele: quella dell’essere umano di per sé e quella di uno sportivo di qualsiasi livello.
 Da qui nasce una grande verità: la persona nella sua essenza può stare meglio così come uno sportivo di qualsiasi livello può ottenere prestazioni migliori e cioè in linea con la propria tecnica ed il proprio allenamento! La psicologia clinica s’intreccia così in modo continuo con la psicologia dello sport: si può (e si dovrebbe) stare meglio.

Ecco perché attraverso queste verità dobbiamo guardare alla psicologia (a 360°) come a una scienza che fa stare meglio la “persona” e che porta uno sportivo a raggiungere prestazioni migliori.

La gioia comune: la gratificazione.
Una medaglia alle olimpiadi, una vittoria al campionato sociale di tennis, una vittoria nel torneo di golf del proprio club, una vittoria ad una regata a cui ci si tiene particolarmente avranno quindi significati molto diversi ma porteranno allo stesso grado di soddisfazione: un senso di benessere uguale tra chi fa dello sport la propria professione e tra chi fa sport per il puro piacere di farlo. Così come lo psicologo clinico s’impegnerà a far stare meglio la persona, con i suoi strumenti, sciogliendo nodi più o meno “complicati”, lo psicologo dello sport aiuterà lo sportivo dilettante o lo sportivo professioni- sta ad eliminare tutte quelle piccole o grandi “interferenze” che si frappongono tra il potenziale netto ed il risultato!

Lavoriamo quindi per il nostro benessere, per la nostra prestazione o per il “gesto perfetto. 
I risultati poi saranno in linea con le risorse (di ogni genere) a disposizione degli alteti e della loro grande passione per lo sport, ma non sposteranno i veri benefici derivanti dal semplice ma efficace modello benessere-prestazione-risultato.

Roberto Ferrarese, Team Psicosport

 

Velista di fama mondiale, con un palmares da brividi, il dott. Ferrarese è membro nel Network Psicosport, per il quale è responsabile territoriale della regione Puglia.
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