Durante la carriera di un atleta avvengono numerose micro-separazioni da figure di riferimento importanti: gli allenatori. Purtroppo, o per fortuna, questo fa parte della struttura organizzativa dell’attività agonistica stessa.
Quali fattori psicologici sono implicati in una separazione tra allenatore e atleta? Solitamente gli atleti giovanissimi mettono in atto un forte attaccamento verso l’allenatore, il quale diventa una figura molto importante nella crescita. Durante la stagione questi piccoli atleti vivono esperienze molto intense con il coach, originando una sorta di “imprinting sportivo”.

L’allenatore, in pratica, diventa un sostituto genitoriale. È opportuno quindi garantire al bambino una certa continuità nel tempo di tale rapporto. Se, come capita spesso, gli allenatori sono più di uno, è fondamentale garantire anche una buona uniformità di linguaggio, di regole e di comportamenti tra gli allenatori. Un po’ come capita in famiglia tra i due genitori, i bambini hanno bisogno di coerenza, di continuità affettiva e di una serena atmosfera per una sana costruzione della propria personalità.

E’ importante, quindi, per gli allenatori specializzati nelle categorie giovanili più basse, oltre ad avere qualche nozione di psicologia evolutiva, possedere una certa sensibilità empatica e mostrare agli allievi un modello di adulto con valori educativi stabili. Se dovesse capitare un cambio in corsa sarebbe opportuno che il vecchio allenatore presentasse quello nuovo, legittimandolo davanti ai bambini. Questo li aiuterà a superare il dolore della separazione senza viverla come un abbandono o un tradimento. Ricordiamoci che per noi adulti le scelte razionali di cambiamenti interni alla struttura e all’organico di una società sportiva sono molto comprensibili, ma per bambini dai 6 ai 10 anni risultano ancora poco logiche. In loro prevalgono sentimenti di tristezza, rabbia e a volte senso di colpa rispetto alla rottura del le- game con l’allenatore.

Cambiano le dinamiche salendo di categoria, quando si entra nell’agonismo. Per alcuni ragazzi il passaggio a diverse modalità di allenamento più tecniche, con maggiori richieste di impegno fisico e mentale può risultare traumatico, eppure persino in questi casi cambiare allenatore può risultare invece molto arricchente. Sapersi adattare a una diversa metodologia di insegnamento accresce l’esperienza dell’atleta e i ragazzi sono ormai in grado di comprendere le logiche organizzative degli adulti, accettano e comprendo il lavoro d’equipe tra i vari tecnici, quando esiste una buona sinergia tra i vari componenti dello staff.

A questa età gli atleti legano maggiormente con l’allenatore che possiede una modalità relazionale più consona alle loro esigenze personologiche. ln caso di separazione tra allenatore e atleta, quest’ultimo è in grado di accettare più facilmente il cambiamento come un aspetto naturale della vita.

Una volta cresciuti saranno gli atleti stessi, nel pieno della loro parabola agonistica a scegliere i tecnici, in base al rapporto di fiducia reciproca e alle doti tecniche del coach. A livello relazionale i tratti caratteriali della personalità dell’atleta sono ormai stabilizzati e si incontrano (o scontrano) con le caratteristiche di personalità dell’allenatore. Ad influenzare la scelta sarà anche la composizione del resto del team: il livello tecnico dei compagni di squadra è spesso determinante per la crescita di una atleta, grazie al confronto continuo durante gli allenamenti e all’interscambio di esperienze.

Dott.ssa Lucia Bocchi
Team Psicosport®,
docente al Master in Psicologia dello Sport di Psicosport®