I Mondiali di Volley 2018 si disputeranno dal 9 al 30 settembre in due Paesi: Italia e Bulgaria. La nostra nazionale ha iniziato il percoso di preparazione con una serie di amichevoli, la prima delle quali disputata e vinta contro l’Olanda, a Cavalese. Ma quanto conta, o quanto pesa, giocare in casa?
Ecco l’intervista alla dott.ssa Lucia Bocchi, docente al Master in Psicologia dello Sport di Psicosport®, pubblicata sulla Gazzetta dello Sport.

“Si sa che l’ansia da prestazione aumenta durante i grandi appuntamenti come Olimpiade e Mondiali, poichè la posta in gioco è restare nella storia con fama e gloria”. Sintetizza così quello che aspetta l’Italia al Mondiale la psicologa Lucia Bocchi, che tra gli altri lavora con Sofia goggia, oro a Pyeongchang in discesa. E continua: “L’intensità della pressione mentale è causata in particolare dalle aspettative di successo, in maniera ancora più amplificata negli atleti che giocando in casa vogliono ben figurare davanti al loro pubblico”.

Ma ogni atleta vive e subisce in maniera soggettiva l’ansia da prestazione. “Gli atleti che attribuiscono un significato negativo e minaccioso all’aumento della tensione a causa delle aspettative casalinghe, avranno un decremento della prestazione, commettendo a volte errori banalidovuti alla mancanza di lucidità. La sensazione che percepiscono è come se stessero vivendo e giocando non connessi a se stessi, non completametne presenti nel qui ed ora, ma sempre spostati nel passato degli errori commessi o nel futuro, del risultato sperato.

Ma se l’ansia si trasforma in energia positiva: “si sentiranno nel loro posto familiare/sicuro, con una buona autostima. Connessi nel presente dell’azione motoria e caricati dai loro affetti e dal pubblico di casa riusciranno a mantenere il flow sportivo esprimento così ottime prestazioni”.

La psicoterapeuta prova poi a dare un consiglio agli atleti: “ricordatevi che la pressione esterna non ha mai il potere di cambiare la vostra prestazione sportiva, ciò che fa la differenza è il significato interno che date agli eventi esterni, quindi il potere è tutto nella vostra testa. E il mental training può aiutare a interpretare nel modo corretto la tensione pre-gara”.

 

Articolo tratto da La Gazzetta dello Sport, venerdì 3 agosto 2018